Che cosa accade quando si tenta di costruire una società perfetta partendo da un’idea astratta dell’uomo? È la domanda di Antonio Rosmini nel 1847, alla vigilia del manifesto di Karl Marx. I progetti comunisti e socialisti nascono dall’esigenza reale di giustizia, di equità, di riscatto delle classi più deboli. Ma è nel modo in cui queste aspirazioni vengono tradotte in sistema che si annida l’errore. Esaminando le teorie di autori come Robert Owen e Charles Fourier, fino alle correnti sansimoniane, Rosmini individua un tratto comune: la convinzione che sia possibile eliminare il male dalla società attraverso una riorganizzazione delle sue strutture. Ma per ottenere questo risultato, si finisce per colpire la libertà individuale, considerata il vero ostacolo alla perfezione collettiva. La promessa di uguaglianza si trasforma così in livellamento, e il progetto di emancipazione in una nuova forma di dipendenza.
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