"Storia pirandelliana, con scrittura di Brancati. Il racconto si mima in un raggiro di vicende e circostanze in cui protagonista genuina e punto d'arrivo è la morte. Si comprende che non è un modo d'accorciare la vicenda fino al suo climax. C'è un'idea autentica in questa presenza della morte, ed è che nulla è interamente significativo se non si arriva - con la consunzione del mondo e del protagonista - ad un punto in cui la storia non può più rivolgersi indietro come anonima vicenda." (Dalla prefazione di Paolo Manganaro) "Nella nostra imperfezione, noi attori ci completiamo con qualcosa d'altro. Tu con lo scrivere. Io non lo so, recito sempre, anzi vivo sempre. Non siamo solo i nostri personaggi. E qui entra in gioco la mia distorsione: io lo leggo, questo racconto, ma è come se lo vedessi a teatro, perché anche questo è un pezzo di teatro che ti sei fatto per conto tuo, senza Shakespeare, Pirandello, Sofocle o Sciascia. Scrivi, scrivi ancora, Miko." (Dalla postfazione di Tuccio Musumeci)
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