In un’epoca di soluzioni immediate a portata di social, questa raccolta ci chiede un atto quasi sovversivo: fermarci, rallentare, osservare situazioni quotidiane e prenderne atto. Nulla di eclatante, nulla di sensazionale, nulla che abbia il fine di lasciarci a bocca aperta. I racconti ci prendono per mano e ci conducono, con discrezione, a volgere lo sguardo su storie di ordinaria solitudine, conversazioni quotidiane e situazioni comuni che potrebbero riguardare tanto noi quanto i nostri cari e le persone che occasionalmente incrociamo nel nostro via vai chiamato vita. Carmine Valendino, con il suo consueto acume, accompagnato dall’inconfondibile garbo narrativo, ci sollecita a osservare, di racconto in racconto, le innumerevoli sfaccettature della solitudine con ritmo lento e sotto una luce talvolta cruda. I quadri dell’artista statunitense Edward Hopper fungono da ispirazione e da motore narrativo per l’autore e si trasformano in scorci di vita calati in un’inquietudine silenziosa che, pur lasciandoci talvolta più domande che risposte, ci regalano un’opportunità rara di questi tempi: guardare l’altro (e nel frattempo noi stessi) con presenza e attenzione.
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