I sei testi teatrali nascono da fatti di cronaca, dalla grande Storia (lo scontro della Grecia di Tsipras con l’UE, la Resistenza italiana), ai “senza storia” di Rosa. L’azione scenica risponde a una forte esigenza di fedeltà al fatto, fino alla riproduzione letterale dei documenti. Tuttavia, eventi, protagonisti e circostanze sono trasposti in una dimensione mitica, assumendo anche vesti greco-classiche: così, vicende note appaiono insieme familiari e sorprendenti, reali e fantastiche, invitando lo spettatore a uno sguardo che si sottragga allo stereotipo della cronaca dominante e si apra alla complessità delle esperienze collettive e individuali. Se i testi condividono il bisogno di reagire alle ferite del presente, altrettanto centrale è la spinta alla sperimentazione, sia delle forme del dramma (dal teatro antico, al poliziesco) che della lingua italiana di cui si misura tenuta e profondità. Ne nasce una scrittura inquieta di dialoghi rapidi, oralità, suggestioni liriche, con una tensione musicale che culmina nei versi corali di Antigone vive. Analogamente la lingua va dai registri alti e letterari a quelli terragni e contadini dove vivono radici fonde fino a Dante.
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