L'interesse scientifico per il tema della governance è cresciuto costantemente nel corso degli ultimi decenni. Lo stesso termine "governance" ha conosciuto, a partire dagli anni Novanta, una diffusione trasversale che gli ha permesso di sconfinare dall'alveo del dibattito tra gli studiosi e di affermarsi nel linguaggio politico (e sociale, ed economico) di uso più comune. Questa "ribalta comunicativa" è stata spesso accompagnata da tentativi, più o meno consapevoli, di ripensare fattivamente l'approccio alla produzione di politiche pubbliche nelle pratiche di governo, in particolare negli ambiti di policy legati alle tematiche dello sviluppo locale e della promozione economica, in cui più forte era la necessità di rivedere le modalità di partecipazione e di coinvolgimento degli stakeholder nei processi decisionali e di implementazione delle politiche. I risultati di questo "ripensamento" lasciano luci ed ombre. La nuova governance in salsa italiana si è intrecciata alla moltiplicazione delle competenze e dei centri di spesa e ai fenomeni di devolution e deregulation: una proliferazione di autonomie e "stili" di policy che ha prodotto confusione e incertezza, spesso senza migliorare i risultati delle politiche in termini di efficacia ed efficienza.
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