Arrestato già due volte, vittima di ripetute perquisizioni, a rischio di violente aggressioni, il ventitreenne Gobetti si misura con il sequestro e l'assassinio di Matteotti con la Chiara consapevolezza di quanto potrebbe accedere a lui stesso. Nell'omaggio reso al leader socialista emerge una stima profonda legata soprattutto a una serietà e a un'intransigenza ritenute vicine al proprio modo di intendere la vita. Matteotti viene ritratto come eretico, capace di andare controtendenza ogni volta che la coscienza lo chiede, sia internamente al proprio partito che nei confronti del regime fascista. Indisponibile per i facili accomodamenti, portato ad agire nel concreto con semplicità di linguaggio, impegnato in una disinteressata difesa dei diritti dei lavoratori. modello di un antifascismo fatto di esempi di dignità e di incompatibilità etica con un regime ormai determinato a eliminare chi non si arrendeva alla semplice intimidazione. Immagine in una certa misura speculare di un liberale che aveva ragione di temere una sorte non molto diversa. Con lo scritto "Matteotti e noi" di Pietro Polito. In appendice, il saggio "Matteotti" di Piero Gobetti.
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