Quello proposto nei racconti e nel testo teatrale, temporalmente collocati nel circondario di Acaya nella metà del 1500, è un viaggio nel non tempo. Un passato storico di eventi e condizioni maledettamente presenti nelle tematiche esplorate. Il patriarcato, la violenza domestica, come la silenziosa accettazione di un destino di sottomissione, ai Poteri e alle persone, che ciascuno vorrebbe cambiare affidandosi, ora come allora, alle facili infatuazioni proposte da sedicenti taumaturghi. “In questo delicato periodo inquieto di vivere e sentire, - scrive il professor Augierinella prefazione - il desiderio trasforma il vedere in visione, l’attenzione in stato sognante del sentire, la passività della calma in disagio agente, in agitazione, quando l’aperto desiderante del mondo sembra neppure socchiuso: il volere incontra la frustrazione del non potere, c’è di mezzo il disincanto del non realizzabile, in quanto manca il sapere per attuarlo.” Frutto di fantasia; In Acaya e dintorni non vi è mai stato un processo della Santa Inquisizione, come mai sono esistite Giuditta, Teresa, Eva o l’Uru de lu Caffa ma la loro sofferenza, le loro illusioni e speranze si possono incontrare per strada tutt’oggi.
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