Se è vero che alla creazione artistica presiede un doppio movimento, sincrono e contrario: tensione verso la realizzazione e resistenza alla stessa, non stupisce l'escamotage narrativo di Giovanni Pietro Nimis che risolve in modo personale l'apparente impasse insinuandosi nell'intersezione fra i due impulsi con un romanzo non scritto, solo pensato. Il vantaggio consiste nel liberarsi da schemi e sovrastrutture formali per procedere liberamente nel tempo e nello spazio, come avviene appunto nell'atto del pensare, convocando a piacimento i personaggi per farli agire secondo le loro proprie ragioni, tutte plausibili, tutte motivate, tutte opinabili, all'interno di un particolare contesto. Un'impresa tutt'altro che semplice, quando si pensi che le aporie ad essa sottese costituiscono alcuni dei nodi più dibattuti della ricerca filosofica del Novecento: la costituzione mutua e incrociata della memoria individuale e di quella collettiva, la relazione fra tempo, memoria e immaginazione, i rischi dell'eccesso di memoria...
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