Chi ha il potere di immaginare il futuro? Dalle ambizioni spaziali dei tecno-oligarchi alle utopie rivoluzionarie, dalle paure dell’apocalisse nucleare alle promesse dell’intelligenza artificiale, il futuro non è mai soltanto qualcosa da prevedere: è un terreno di conflitto, uno strumento di governo e un campo di battaglia dell’immaginario. Questo numero di Zapruder esplora la storia politica e culturale dei futuri immaginati, attraversando romanzi, cinema, fumetti, musica, moda e culture digitali, dall’Ottocento a oggi. Le narrazioni fantascientifiche, le utopie femministe, gli immaginari coloniali e le distopie climatiche diventano strumenti per indagare come le società abbiano proiettato nel domani le proprie paure, aspirazioni e contraddizioni. Se il futuro è stato spesso utilizzato dalle classi dominanti per legittimare il presente e orientare il cambiamento, movimenti e soggettività antagoniste hanno cercato di sottrarlo a questo monopolio, immaginando mondi radicalmente diversi. In un presente in cui le grandi piattaforme digitali rivendicano il potere di disegnare il destino dell’umanità, tornare ai futuri passati significa interrogare le promesse del progresso e riaprire lo spazio delle possibilità. Perché immaginare il domani non è mai un gesto neutro: significa agire sul presente, riprodurne le gerarchie oppure cominciare a trasformarle.
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