Come ha intuito Giulio Carlo Argan, la città si interrompe, muore, quando si cessa di immaginarla. Allora chiamiamo i poeti a immaginare. Perché il rione Esquilino, che in fondo è la quintessenza di Roma, pulsa sempre vivo nella letteratura, nel cinema o nell’arte. E a volte basta una poesia a restituire l’anima alla cartolina sbiadita di una città che si può sfogliare come un libro aperto, un libro vivente... Dalla Stazione Termini, i versi dei nostri poeti attraversano il colle esquilino sfiorando le facciate umbertine dei palazzi nel tripudio delle campane di Santa Maria Maggiore. Una passeggiata in compagnia di oltre sessanta poeti perché l’enigma della bellezza di Roma resiste, malgrado tutto, intatta nei versi e nelle parole.
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