La storia è narrata in prima persona da Giulio Fontò, psicoterapeuta milanese di settantaquattro anni in profonda crisi esistenziale e professionale. Dopo più di quarant’anni ad ascoltare il dolore altrui, avverte che il linguaggio è diventato logoro e svuotato, incapace di nominare la sofferenza e di curarla. Decide così di cercare Ermes De Matteis, un eccentrico ex docente di filologia di ottantaquattro anni noto come “il Dottore della Parola” o “il matto”. Recluso dietro una muraglia di libri, Ermes accetta l’incontro a una sola condizione: non sarà una terapia, ma uno “scorticamento”. Nasce così una dialettica ruvida e travolgente tra due uomini al tramonto della vita.