In un linguaggio popolare, quotidiano, ordinario e dimesso, si dipana la "matassa" dell'esistenza del protagonista del romanzo, tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, alla seconda guerra mondiale e al dopoguerra, fino alle delusioni recenti, tra promesse e attese dell'Italia repubblicana e, in apparenza, democratica. Sotto forma di ironia e spontaneità, attraverso le traversie del "povero-cristo", balzano le contraddizioni del sistema Italia che, al posto di valori, tradizionali quanto si voglia ma sentiti, ha adottato un codino consumismo che fa coincidere la felicità nel possesso delle "cose" e nella finale soddisfazione dei bisogni fondamentali dell'uomo che, nel benessere materiale, attua il vichiano "Indi strapazzano le sostanze". Nel bel mezzo dell'ironia dirompe sovente il pathos, contenuto e represso ma manifesto dell'esigenza di umanità dolente e irrefrenabile.
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