Se c’è un aspetto che colpisce, nel leggere le opere di Charles Baudelaire, è il carattere duplice di questo scrittore. Nulla appare univoco nel suo atteggiamento, sia verso se stesso che verso il mondo esterno. Il suo stato d’animo è sempre diviso tra spleen e ideale, misticismo e sensualità, senso di superiorità nei riguardi degli altri e piena coscienza dei propri difetti. Le donne vengono da lui, a seconda dei momenti, idolatrate o disprezzate. Certi aspetti del mondo naturale gli appaiono splendidi, mentre altri lo irritano. La sua religiosità è ambigua, sicché egli può dichiararsi cattolico come pure scrivere versi blasfemi. Sul piano politico, ha idee che passano dal ribellismo giovanile a un’attitudine quasi reazionaria. La realtà urbana e moderna (anche quando a raffigurarla sono i pittori del suo tempo) lo incuriosisce e lo inquieta. Pur ammettendo di aver sempre nutrito una forte attrazione per l’esistenza e i suoi piaceri, egli non ha mancato di precisare: «Il gusto della morte ha sempre regnato in me congiuntamente al gusto della vita». Tutto ciò conferisce a Baudelaire una personalità complessa sul piano psicologico, ma al tempo stesso fa di lui un grande poeta, l’autore di opere dotate di un fascino non soltanto durevole, ma inesauribile.