In un’Europa che porta ancora addosso la febbre della storia — aristocrazie in declino, rivolte soffocate nel sangue, brigantaggio e legge marziale — Donne crudeli costruisce una geografia del desiderio dove l’intimità non è mai privata e il sesso è sempre un campo di forza. Le protagoniste di questi racconti non incarnano la seduzione come promessa, ma come potere esercitato: donne che decidono, governano, puniscono e trasformano la passione in dominio. Nel mondo di René Charvin, la perversione è una grammatica e la violenza una forma di controllo lucida e implacabile: un femminismo ante litteram che non chiede di essere compreso, né giustificato. Donne crudeli non addomestica nulla: mette in scena il desiderio come gerarchia e il corpo come territorio politico, dove la libertà — per chi la prende — può avere la forma del comando.
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