Questo volume ripercorre uno dei filoni meno esplorati della filosofia italiana contemporanea: l'intreccio, talora solidale talora conflittuale, tra dialettica e fondamento. Dal confronto con l'attualismo di Gentile alla rilettura di Rosmini e del suo essere per sé manifesto, fino al laboratorio teoretico aperto da Gustavo Bontadini e raccolto – prima di essere radicalmente riformulato – da Emanuele Severino, queste pagine mostrano come l'“unità dell'esperienza” abbia operato come luogo iniziale dell'identità di pensiero ed essere, e insieme come banco di prova per ripensare i limiti dell'immanentismo. Una mappa argomentata e critica della metafisica neoclassica, capace di restituire l'originalità e i punti di svolta tra Bontadini, Severino e altri pensatori, senza eludere le questioni aperte dei rapporti tra apparire ed essere e tra finitezza del sapere e trascendenza. Un libro per chi vuole capire come, in Italia, la filosofia abbia tentato – e tenti ancora – di pensare insieme il divenire della realtà e la solidità del suo principio.
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