Mocci è un trenta e qualcosenne che fa un lavoro strano: ogni giorno prende la sua utilitaria e va nello spazio a recuperare le cose che la gente perde e vuole recuperare. Non ha un gran rapporto con sua sorella, scrittrice in rapida ascesa, e ancor meno con suo padre, che è malato, forse più gravemente di quel che si crede, e che Mocci non va mai a trovare, inventando sempre nuove scuse, il cui riassunto è che “deve andare nello spazio”. Il che è vero, ma non è un buon motivo per evitare una sana resa dei conti con un genitore che ha deluso il figlio, ma che non merita di essere ignorato così. Tenero, scanzonato, con un orecchio mirabile per i dialoghi e un’ironia deliziosa e mai inopportuna, questo fumetto è un balsamo per cuori scheggiati, e un silenzioso gesto di perdono verso i loro padri assenti.
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