"Il demone nero" raccoglie sette novelle ambientate in contesti ostili eppure concreti, come città industriali d'inizio Novecento, miniere dalle profondità rarefatte, luoghi in cui gli uomini sono "ingranaggi" di un sistema asservito al profitto. Sebbene l'evocazione geografica e sociale richiami la grande stagione del realismo europeo, Zech ne frantuma l'orizzonte. Il realismo non è più solo rappresentazione, ma collassa in visione: si insinuano figure demoniache, uomini mutati in costrutti di carne, dove la violenza è priva di mediazioni e la realtà si declina in forma quasi fantastica. Della critica sociale tradizionale restano le tracce, ma è l'elemento immaginativo a rendere la denuncia radicale. E, come in una parabola rovesciata, Zech apre una via d'uscita - ardua, inquieta, contorta - in cui la dignità degli ultimi, le relazioni umane genuine e la natura, con la sua forza implacabile, si fanno resistenza contro i demoni che vogliono dominare.
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