La Danimarca contemporanea è il frutto della forza partecipativa dei ceti popolari, nata nel rinnovamento agrario e religioso, ma anche da un movimento operaio con strutture originali, precocemente organizzato e forte. Ciò ha contribuito in fasi cruciali all'evoluzione delle istituzioni politiche, nonostante l'esordio poco inclusivo e le pervicaci resistenze elitiste. Fino alla definitiva affermazione parlamentare nel 1920. Un assetto parlamentare solidissimo e la forza delle rappresentanze sociali sono stati così il propellente di una tipica società scandinava: per affrontare efficacemente la grande crisi post-'29, per convivere con l'occupazione nazista senza snaturarsi e poi, nel dopoguerra, per affrontare congiuntamente i problemi della modernizzazione e dell'eguaglianza sociale. Società e politica, nonostante un welfare state egemonico, sono state esposte alla contestazione neoliberale e al populismo anti-fiscale, poi anche a quello xenofobo. Gli ultimi lustri mostrano come, pur nel successo della flexicurity, stiano arretrando alcuni elementi fondanti e distintivi del sistema, a cominciare dalla parità fra capitale e lavoro.
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