“Un lungo e sottile filo, bagnato dal sangue di tanti, troppi palestinesi, lega Sabra e Shatila alle macerie e ai morti di Gaza nel 2025”. La dottoressa Ang Swee Chai era appena arrivata nei campi profughi palestinesi in Libano quando migliaia di uomini, donne e bambini furono massacrati dalle milizie falangiste libanesi, operanti sotto il comando dell’esercito israeliano. Chirurga volontaria nell’ospedale Gaza, a Sabra e Shatila, curò i sopravvissuti, diventando testimone diretta di una delle pagine più oscure della storia contemporanea. Per quella strage, nessuno ha pagato. Ma il massacro di Sabra e Shatila non è solo un evento del passato: rappresenta una tappa delle infinite ingiustizie e tragedie che i palestinesi continuano a vivere in Medio Oriente, e una delle più drammatiche dimostrazioni dell’ipocrisia della comunità internazionale, che resta responsabile di ciò che ancora oggi accade in Palestina.
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