“Meglio subire un’ingiustizia che commetterla”. Sulla base di questo solido principio, Socrate rinuncia alla possibilità di fuga dal carcere che gli viene proposta dal suo discepolo Critone. Socrate è in attesa dell’esecuzione della pena capitale che gli è stata inflitta dopo un processo alterato e iniquo, alla cui sentenza ingiusta egli non ritiene comunque corretto sottrarsi, pur avendone l’occasione. Il Critone sembra scritto per mostrare il carattere di Socrate sotto una sola luce, non come il filosofo, che compie una missione divina e confida nella volontà del cielo, ma semplicemente come il buon cittadino, che essendo stato ingiustamente condannato è disposto a rinunciare alla sua vita in obbedienza alle leggi dello Stato.
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