In Corpi stanchi la parola nasce da una soglia fisica: dal respiro e dalla fatica di restare. I testi non cercano un centro narrativo, ma si dispongono come atti di presenza, punti di contatto tra corpo e linguaggio. La voce attraversa l’esperienza senza dichiararla, lasciando che il verso si misuri con ciò che pesa e chiede ascolto. Il canto procede per sospensioni e avvicinamenti cauti. Non promette salvezza né compimento: resta. E in questo restare apre uno spazio di prossimità in cui il lettore è invitato a sostare, senza istruzioni, senza appigli interpretativi, affidandosi al tempo lento della parola. Rachele Oggionni vive e lavora tra ricerca e scrittura. Studiosa di linguistica italiana, si occupa di linguaggio infantile e narrativa contemporanea. Ha pubblicato testi poetici e interventi critici su riviste e spazi editoriali indipendenti. Corpi stanchi è la sua prima silloge poetica pubblicata in volume.
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