Il rapporto tra fascismo ed emigrazione si rivela come una trama densa e sfaccettata, in cui strategie politiche, ambizioni nazionali e vite individuali si intrecciano continuamente. Dalla campagna d’Etiopia in poi, il regime intensificò il proprio intervento sulle comunità italiane all’estero, rafforzando strumenti di controllo, reti assistenziali e politiche di rimpatrio nel tentativo di rinsaldare il senso di appartenenza. Nei contesti cruciali della politica internazionale, come Gran Bretagna e Francia, gli “italiani all’estero” furono così trasformati in protagonisti di un più ampio progetto di proiezione dello Stato. Ma con l’ingresso in guerra, questo ambizioso disegno iniziò a incrinarsi, mettendo in luce limiti strutturali, tensioni irrisolte e profonde contraddizioni. L’Autore ricostruisce con rigore e chiarezza questo percorso, illuminandone le dinamiche e le implicazioni in tutta la loro complessità.
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