Durante la seconda sospensione del Concilio di Trento, il giovane Pietro, appartenente a una comunità valdese della Calabria cosentina, intreccia una relazione apparentemente fugace con Anna, la figlia del signore locale. La loro frequentazione si interrompe per la partenza di lei alla volta di Salerno, ospite dell’illuminato arcivescovo Seripando, e di lui presso i correligionari del foggiano, ivi indirizzato dal “barba” Giovanni, suo anziano mentore. Quest’ultimo gli ha affidato due originali elaborati, l’uno che sintetizza in versi le dispute religiose in atto, l’altro rappresentato da un irriverente gioco matematico, ma entrambi collegati all’equazione cubica, da poco risolta da valenti maestri d’abaco. Sarà per Pietro l’inizio di un percorso di emancipazione, da Roma a Venezia, da Ginevra a Trento, caratterizzato da una nuova consapevolezza di sé ma scandito dagli anatemi dei decreti “de fide” dei padri conciliari.
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