L'edizione bilingue latino-italiano del Commento all'Ecclesiaste, corredata di introduzione e apparato di note esplicative, introduce all'esegesi di Qoèlet da parte di Girolamo. Composto nel 389, rappresenta una fase del suo lavoro esegetico in cui l'adesione a Origene non è stata ancora incrinata da nessuna polemica o presa di distanza. Nella comprensione geronimiana del libro veterotestamentario la vena morale si sposa con un commento fedele alla lettera (solitamente riferito al testo ebraico), pur non mancando il secondo livello interpretativo: il senso spirituale (ricavato prevalentemente dalla versione dei Settanta) si riferisce ora al singolo credente ora alla comunità cristiana nel suo insieme. A partire dal prologo possiamo percepire fra le righe di questo commentario il formarsi della figura autonoma di Girolamo come esegeta, che, poggiandosi sulla fedeltà al testo ebraico, assume una posizione critica verso quelli che erano stati i fondamenti della sua iniziazione al testo sacro, cioè le versioni greche e l'esegesi di Origene.
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