Emanuele ha solo sedici anni quando una sera il telefono squilla e lui e la sua famiglia, raccolti attorno al mobiletto del soggiorno, vengono travolti dall’annuncio di una notizia che frantuma la campana di vetro nella quale lui crede di vivere. Da questo momento, tutto cambia. Torino viene lasciata alle spalle per Chieri, insieme a nuove tratte in autobus, orari impossibili, la malattia, la lotta e, infine, l’abbandono. Emanuele fatica a ritrovare un luogo da poter chiamare casa, uno spazio che sia accogliente e sicuro. Lo può solo immaginare, sognare. La vita, inesorabile, continua a scorrere, come l’acqua dai Toret, le fontane torinesi a forma di toro, almeno fino a quando qualcosa dentro si ribella. Fino a quando non si tenta di tornare indietro, ai piedi della montagna, all’inizio del sentiero, a quell’istante sospeso prima che il telefono squillasse.
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