22 marzo 1999. Appena rientrato a casa dal funerale di Irene, l’amore tormentato della sua giovinezza rivoluzionaria, Massimo Gare riceve un pacco contenente un diario. Sulla copertina, una richiesta: «Leggilo nel 2019» ha scritto Irene. Sono passati vent’anni. Massimo, divenuto imprenditore di successo, ha rispettato la richiesta di Irene. Finalmente scopre i motivi del suicidio e che Irene ha lasciato una figlia. Si chiama Virna, e Irene vuole che lui la conosca. Quando riesce a incontrarla, viene introdotto in un gruppo di suprematisti dell’ecologia, il cui obiettivo è la demolizione degli orrori architettonici per fare spazio al ritorno della natura. Quasi senza volerlo, Massimo ne diventa il mentore. Sullo sfondo della città di Ivrea – un tempo Città dell’Utopia di Adriano Olivetti –, devastata dagli incendi e dal crollo dei ponti sulla Dora Baltea, in un paesaggio spettrale in cui la popolazione si arrabatta a passare da un lato all’altro del fiume con ponti tibetani e carrucole a pagamento, il cerchio si stringe intorno a Massimo, con un ministro che ha troppi scheletri nell’armadio per sopportarne l’esistenza e due donne che vengono incaricate di stanarlo e ucciderlo senza lasciare tracce.
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