"Meschi ha atteso fino ad oggi in disparte una sollecitazione esterna per pensare di dare alle stampe una propria raccolta [...] E così, dal suo più ampio diario in versi, ha selezionato lucidamente cinquanta testi (numero tondo, come a lui piace), in gran parte composti nei due lustri a cavallo del Duemila, salvo qualcuno un poco più recente; e li ha organizzati in sei sezioni, ciascuna con una sua propria fisionomia e ragione. E un titolo, naturalmente: "La città di Pèricle". Titolo forte." (dalla postfazione di Paolo Briganti)
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