Amina, adolescente ermafrodita, subisce un intervento chirurgico a Stoccolma, voluto dall’emiro di Kuneor per trasformarla in donna. Il bisturi incide la carne, ma non cancella ciò che riaffiora: frammenti di una memoria fisica che sfugge alla scienza, richiamando un lontanissimo passato. Sullo sfondo, Hatshepsut, unica donna faraone della XVIII dinastia, celebrata dal dio Amon come “Colei che cammina davanti alle nobili”: simbolo di forza e femminilità suprema, Hatshepsut trasformò il proprio corpo in un emblema di potere e identità, unendo maschile e femminile in una sintesi che riflette il destino di Amina. Secondo romanzo di Stefano D’Arrigo dopo "Horcynus Orca", "Cima delle nobildonne" – Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante e Premio Brancati – prende vita dall’idea visionaria e quanto mai attuale di intervenire sul proprio corpo per trasformarlo. Un libro dove passato e modernità si intrecciano tra le pagine, dove ci si interroga sui limiti della scienza mentre le tensioni dell’animo umano emergono con formidabile potenza. Introduzione di Walter Pedullà.
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