Una raccolta che ci riporta indietro nel tempo, quella di Domenico Segna. "Le chiese scomparse" è infatti un viaggio a ritroso, razionale e sentimentale, alla ricerca di un tempo perduto di ricordi privati, famigliari, già fluiti nel tessuto di un'esperienza comune. Anche nello stile, che accoglie esperienze moderniste e surrealiste, l'autore sembra guardarsi alle spalle, a quel Novecento da cui proviene e a cui questi testi rendono esplicito omaggio, tra letteratura e vita. Al lettore non resta che avventurarsi tra questi versi, misteriosi e squillanti, avvertire il sentimento del sacro che li anima e che anima il loro autore, sospeso tra una parola catartica, quasi profetica, e una dimensione seriosamente giocosa, pienamente surrealista. Una poesia che scaturisce dal silenzio, questa, che ci fa abbandonare "i cortili dell'istante" verso la conquista d'una terra di "eremite abbondanze".
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