Un bambino morto a cinque anni osserva il mondo da un altrove misterioso. È uno spirito senza pace, ma non malvagio, legato indissolubilmente alla famiglia che, senza saperlo, ha determinato il suo destino. Attraverso i suoi occhi – e la sua voce tenera, ironica e malinconica – vengono ricostruiti cento anni di drammi, amori, partenze e ritorni: la storia dei Moranda, una famiglia calabrese attraversata da sciagure e da un'umanità ruvida ma autentica. Dal crollo di un orfanotrofio nel 1887 – che dà il via a un legame invisibile quanto potentissimo – fino alle conseguenze delle due guerre mondiali, passando per il terremoto di Messina del 1908, l'emigrazione, la povertà, la vergogna, la speranza. Il romanzo segue generazioni di uomini e donne segnati da lutti improvvisi, fallimenti, solitudini e partenze, capaci sempre di rialzarsi. Al centro di tutto c'è il mistero di quel bambino: chi era? Perché osserva e racconta proprio questa famiglia? Ispirato a una storia vera, con uno stile vibrante e intimo, e venature di umorismo amaro, la narrazione intreccia realtà storica e memoria personale.
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