Tra i tre e i sei anni è tempo di scoprire quanto sanno essere ruvide le cortecce degli alberi su cui ci si vorrebbe arrampicare, quanto è fredda l'acqua delle pozzanghere in cui si è riusciti a fare un bel salto. E non si tratta di un ideale romantico dell'infanzia (ammesso che ci sia qualcosa di male nel conservarlo e difenderlo con ogni energia) ma del diritto, sempre più negato, di vivere a contatto con la natura, nella ricchezza di tante possibili e necessarie esperienze sensoriali. Anche la tecnologia può fare bene la sua parte. Ci sono app meravigliose, curate, attente a stimolare in modo lento e giocoso il bambino che le ha tra le mani: nella proposta di questo quaderno, il bambino non sprofonda in solitudine nello schermo (avrà tempo crescendo), ma ne fa oggetto di gioco collettivo per esplorare il mondo con strumenti nuovi e modalità nuove. Analogico e digitale sono sempre intrecciati, in ogni atelier proposto. La leggerezza e profondità del gioco, la potenza dei linguaggi dell'arte, il necessario allenamento a saper vedere e saper ascoltare sono qui declinati per rimodellare la tecnologia e la didattica stessa... affinché si possa, contemporaneamente, giocare con l'app, le forbici e la colla!
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