In "Carosello napoletano", un film sceneggiato e diretto da Ettore Giannini, si narra di un cantastorie che gira per le vie di Napoli con un pianino, raccontando vicende legate alla città e accompagnando con la musica i suoi racconti. È il modo in cui riesce a mantenere la sua famiglia. Niente di meglio del titolo del bel film di Giannini, dunque, per quella che è una breve raccolta di storielle di cui l'autore è stato testimone, talvolta attore, e ambientate in luoghi caratteristici di Napoli. Nei 'quadretti' così delineati emergono la dimensione scenografica dei napoletani e la sintetica efficacia della loro semantica, alimentando la speranza di una forma di comunità ancora viva. A conferire unità alla narrazione è la memoria dell'autore, nella quale essi si sono sedimentati in una successione priva di qualsiasi pretesa didascalica, ma animata da un certo brio narrativo. Certo, non ci saranno le note del pianino ad accompagnare la lettura né una numerosa famiglia da sfamare che, magari ci fosse, renderebbe certamente più indulgente un ipotetico lettore.
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