A Napoli, Carlo Coriolano di Santafusca, "u barone", ha un'enorme impellenza: restituire quindicimila lire al Sacro Monte delle Orfanelle, ed evitare così il Tribunale. Ma, asservito al gioco, è nell'albo degli insolvibili e non può cancellare il debito. Don Cirillo, "u prevete", è ricco poiché dedito più alle opere personali che a quelle di bene. Presta denaro alla povera gente e certo non per carità. Così Santafusca pensa a Don Cirillo per risolvere la propria impellenza e il parroco ne vuole approfittare per cambiare città. Il barone gli fa una proposta e don Cirillo l'accetta: acquistare la Villa di Santafusca. Insieme, seppur ignari, tessono una lurida tela e scrivono il medesimo copione di morte e dannazione. Il prete ha in animo di abbindolare il barone e il barone ha in animo di far sparire il prete. Il regista sarà un cappello acquistato da "u prevete" che sembra assumere vita propria, sullo sfondo di una Napoli oscura, di povera gente e nobili dai tratti equivoci.
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