Al suo apparire, nel settembre del 2000, il romanzo "Capatosta" di Beppe Lopez (Mondadori) si impose subito all'attenzione dei lettori e della critica per quattro peculiarità: perché scritto in un linguaggio mai prima di allora usato in letteratura, un idioletto ricavato dall'autore intrecciando italiano parlato e un materiale dialettale - quello pugliese - considerato "minore"; perché ambientato in un mondo mai prima descritto, un Sud né contadino né operaio, né rurale né cittadino, né magico né metropolitano, come sospeso in una fase astorica di inconsapevolezza collettiva e individuale; perché dava voce a una plebe estranea ed estraniata dalla storia e dalla stessa letteratura; perché incentrato su un personaggio forte, memorabile, in assoluto - come è stato detto - "uno dei ritratti femminili più belli della narrativa italiana". Il testo di questa edizione - che vede la luce esattamente a dieci anni dalla prima - è frutto di un'attenta rilettura, di revisioni e di correzioni alle quali l'autore ha ritenuto necessario e doveroso sottoporre la stesura "sperimentale" del 2000, restituendoci quello che può già considerarsi un "classico" della narrativa meridionale a una più adeguata altezza di coerenza e accuratezza linguistica.
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