"Il mito non è una pura invenzione della poesia ma è inscritto negli accadimenti. Non è un caso che il filosofo Severino sottolinei come per gli antichi mito e “cosa” si equivalgano. Le liriche di Maria Consiglia Alvino ci riconciliano con questa antica equivalenza. Tutto sembra raccontato come in un’aurora in cui i colori devono ancora definirsi e non scadono mai nell’ovvio e nelle banalità cromatiche a cui siamo assuefatti. Vivere nel campo di luce in cui le cose si mostrano, significa viverle sempre come preziosità da custodire e proteggere. La poeta campana ci riporta alla persuasione che la poesia custodisca e protegga, soprattutto quando ci inoltriamo in luoghi che svelano a noi la nostra inettitudine, la nostra incapacità di orientarci nei meandri del mondo che in fondo sono gli stessi meandri angusti della nostra vita." (Dalla Prefazione di Giuseppe Cerbino).
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