Gli studi qui raccolti intendono sondare i tempi e i modi con cui Italo Calvino, nella sua decennale attività di scrittore, ha stabilito e mantenuto un legame profondo con la più ampia tradizione letteraria, dai classici antichi fino ai classici moderni, destinati a permanere pur nel mutare dei canoni. Accanto alla ‘funzione-Manzoni’, sempre attiva come modello anche quando discussa, e riconsiderata dopo le iniziali resistenze ideologiche ed estetiche, agisce sin dai tempi della vigilia prebellica la lettura di Montale, riferimento per una scrittura esatta capace di opporsi alla deriva linguistica della comunicazione di massa e insieme esempio di integrità morale e civile. A essi si aggiunge, a partire dagli anni ’60, la scoperta di Galileo, che a Calvino suggerisce argomenti decisivi per la riflessione sulle ‘due culture’, umanistica e scientifica, e, all’ingresso della stagione ‘cosmicomica’, fornisce un rinnovato serbatoio di immagini e metafore. Rispetto alla bibliografia a oggi più diffusa, disposta soprattutto a cogliere le innovazioni del Calvino ‘sperimentale’, proiettato in un orizzonte latamente ‘postmoderno’, il volume assume dunque una prospettiva diversa, tesa a riconoscere nel dialogo con i grandi del passato un tratto sintomatico della ricerca dell’autore, sui piani complementari dello stile e del pensiero.
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