In giapponese esiste una parola per i libri che compriamo e lasciamo in attesa: tsundoku, 積ん読. È l’arte involontaria di accumulare letture, di circondarsi di storie che non abbiamo ancora attraversato. E se non fosse disordine, ma una forma di desiderio? Questo libro comincia proprio da lì: dalla pila sul comodino, da tutti i mondi che ci aspettano tra pagine ancora chiuse. Attraversa la biblioteca di Umberto Eco e l’antibiblioteca di Nassim Nicholas Taleb, per poi incontrare tre idee giapponesi capaci di cambiare il nostro sguardo: il ma, lo spazio fertile dell’attesa; il mono no aware, la bellezza malinconica delle cose che passano; il wabi-sabi, il fascino di ciò che è imperfetto, incompiuto, vivo. E se il valore di una biblioteca non fosse soltanto nei libri letti, ma anche in quelli che ancora non conosciamo? Un invito a sottrarsi all’urgenza di finire, sapere, consumare. A lasciare che i libri ci circondino, ci chiamino, ci sorprendano. A questo libro è allegato Bukku #01, la mini libreria ideata da Elena Lombardi durante i suoi soggiorni in Giappone: un piccolo spazio per custodire non soltanto i libri, ma anche il piacere di non averli ancora letti.