La strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna riapre nella memoria di Giovanni, friulano di nascita ma emigrato nella città felsinea, vecchie ferite risalenti alla Seconda guerra mondiale. C’è però un terribile segreto che l’uomo si porta dentro da una vita, un segreto che condivide con Maria, all’epoca figlia tredicenne di un gerarca fascista, di cui era pudicamente innamorato. Giovanni decide che il fardello che preme sulla sua anima è diventato troppo pesante e va condiviso. Così inizia a scrivere alla Maria adulta e, a distanza di quarant’anni, in quelle lettere le racconta di come visse eremita e randagio sui monti, facendo amicizia con gli animali del bosco, ma soprattutto di come la salvò da morte certa in quei giorni di violenza e follia che seguirono alla caduta del regime fascista, in cui l’uomo si dimenticò di essere umano.
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