A metà del mese di agosto Roma sembra conservare inalterato il numero dei suoi abitanti perché i cinquecentomila che se ne vanno vengono sostituiti dai cinquecentomila che arrivano da ogni parte del mondo. Ma è la città a non essere più la stessa, con il centro perennemente arruffato e le ricche periferie svuotate. Massimo Andolfi lancia i suoi i diciotto racconti brevi sulla città come un drone impazzito che sorvola via Veneto e Tor Tre Teste, piazza Bologna e Maccarese, la Magliana e il Flaminio, Val Melaina e Ostia Antica, Anagnina e Portuense, Testaccio e piazza Barberini, Trastevere e Tiburtino, il Cimitero Nuovo, il palazzo del Viminale e l’ospedale Spallanzani. Roma, che già normalmente vive in un equilibrio precario, si trasforma a Ferragosto in una bolla simile alla Nashville di Altman, in un affresco dove decine di personaggi inseguono vanamente per quarantott’ore una normalità festiva minata forse da un pericolo incombente. Prefazione di Alessio Dimartino.
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