"Avanti il divorzio" rappresenta un’espressione ante litteram del pensiero femminista nella narrativa italiana, proponendo una riflessione sulla legislazione e sulla società del nostro Paese, dove il divorzio sarebbe stato introdotto oltre settant’anni dopo. L’autrice denuncia l’insostenibilità del matrimonio coattivo e l’impianto legale e morale che ne perpetua l’indissolubilità, legittimando la sottomissione della donna come soggetto privo di autonomia giuridica, economica e affettiva. Scritta da una donna, su una donna, per tutte le donne, al confine tra letteratura, documento storico e manifesto politico, l’opera rappresenta uno dei primi tentativi italiani di trasformare l’esperienza personale di sofferenza coniugale in strumento di emancipazione collettiva, denunciando come l’infelicità domestica non costituisca un mero accidente privato e come la violenza privata non sia che il riflesso di una violenza pubblica, sistemica, strutturale.
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