Ogni autobiografia scientifica è più di un racconto personale: è un laboratorio di pensiero, dove si intrecciano teoria e vita, ragione e dubbio. In queste pagine, Max Planck, padre della meccanica quantistica, ripercorre il cammino che lo condusse dalla fisica classica alla teoria dei quanti, segnando una delle più profonde rivoluzioni del sapere moderno. Con voce limpida e rigorosa, Planck mostra come ogni conquista scientifica nasca da un travaglio interiore: la tensione tra continuità e rottura, tra fedeltà alla tradizione e accoglienza del nuovo. La sua riflessione abbraccia temi come il determinismo, la causalità, l’entropia, l’oggettività, l’assoluto, svelando il legame profondo fra scienza e filosofia. L’autobiografia assume così il valore epistemologico di una testimonianza diretta della «volontà del vero» e del lavoro della mente in divenire. A emergere è il ritratto di uno scienziato rigoroso e inquieto, capace di trasformare la crisi della fisica in una nuova visione del reale: un realismo antidogmatico, aperto al dialogo tra scienza, filosofia e spirito. Introduzione di Mario Castellana; Postfazione di Marco Mazzeo.
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