A un secolo esatto dalla morte, avvenuta a Parigi anche in seguito al brutale pestaggio subito dai fascisti nel 1924, il pensiero di Piero Gobetti (1901-1926) rimane ancora oggi di straordinaria attualità. I suoi scritti, dalla prosa tagliente che non risparmiava né avversari né alleati, sono di una coerenza cristallina e mostrano un grande acume nell’individuare i mali che da sempre affliggono l’Italia: l’inadeguatezza delle classi dirigenti, la cortigianeria, l’infatuazione del popolo per l’uomo forte. È per questa ragione che Antonio Carioti ha voluto qui riunire alcuni suoi articoli sulla figura del giovane intellettuale torinese, dai quali emergono chiaramente il ruolo e l’influenza del suo pensiero. In tempi in cui il populismo torna a minacciare la nostra democrazia, afferma Carioti, «la concezione intransigente del liberalismo coltivata da Gobetti ha ancora parecchio da dirci, nonostante i cento anni trascorsi dalla sua scomparsa, con tutte le profondissime trasformazioni che abbiamo vissuto». Completa il volume una serie di articoli dello stesso Gobetti che restituiscono al lettore moderno la lucidità di analisi e l’attualità del suo pensiero, dal celeberrimo “Elogio della ghigliottina”, con la diagnosi del fascismo come «autobiografia della nazione», ai profili di personaggi che hanno segnato la storia del primo dopoguerra: Giovanni Amendola, Antonio Gramsci e lo stesso Benito Mussolini.
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