“Athazagorafobia” - parola con cui si indica la paura di essere abbandonati, dimenticati o, al contrario, di dimenticare - è la descrizione del difficile percorso che si intraprende per uscire dalla depressione, di cui l’athazagorafobia è uno dei primi campanelli d’allarme. La raccolta nasce dal desiderio di vedere come una persona con la fobia di venir dimenticata dai propri cari affronterebbe la già difficile situazione di una storia d’amore a distanza. Senso di insoddisfazione, senso dell’abbandono, ira, euforia, pianti, sono raccontati in quattro parti, nient’altro che le fasi principali dell’athazagorafobia o, più in generale, delle depressione; il titolo di ogni parte rappresenta il punto di vista del malato, e alla fine del capitolo viene descritta in poche parole la diagnosi da parte di una persona esterna alla vicenda: troviamo, infatti, la “Misticità del disturbo (la messa a fuoco)”, “Houdini (senso di abbandono, depressione)”, “M’ama, non m’ama (il troppo attaccamento, il delirio)” e “L’aria fresca (la guarigione)”.
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