Un corpo che ricorda, una bambina che ancora chiede di essere trovata, una donna che impara a restare. Questa silloge attraversa il tempo come si attraversa una stanza piena di polvere e luce: toccando ferite, nominando assenze, restituendo dignità a ciò che è stato negato. I versi si muovono tra memoria e presente, tra l'infanzia incrinata e l'età adulta. Il dolore non viene addolcito né spettacolarizzato: è osservato, interrogato, accolto nella sua ostinata permanenza. Eppure, accanto alla frattura, si apre uno spazio di resistenza - la sorellanza, l'empatia, l'amore che non dovrebbe mai essere meritato, la capacità di considerare l'altro oltre le apparenze. Il Natale diventa simbolo di ciò che manca e di ciò che si può reinventare; il tempo, inciso sulla pelle, è dono temporaneo da assaporare. Con uno stile diretto, concreto, privo di compiacimenti, la raccolta trasforma l'esperienza individuale in un luogo condiviso. Ogni poesia è un invito a riconoscersi, a non diventare durezza dopo essere stati colpiti, a restare umani anche quando sarebbe più semplice cedere al buio. Un libro che tende la mano e chiede solo questo: abitare la propria storia senza smettere di cercare luce.
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