Ottanta liriche che mappano la decostruzione dell’io: dall’artificio delle maschere sociali al vuoto pneumatico del crollo, fino alla dimissione forzata dell'esilio. In esse la precisione del termine scientifico si scontra con la quotidianità dimessa della pianura lombarda, trasformando il dolore in un’astrazione sensoriale. Un itinerario scarno e necessario dove la parola non cura, ma decodifica.
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