Le poesie di Allegro ma non troppo sono caratterizzate da una notevole varietà di toni e di soluzioni formali, come una tavola imbandita di arrosto ma anche del quaresimale lesso; una tavola in cui non manca il vino e il suo girotondo che rende un po’ brilli. Ma non c’è pasqua senza venerdì santo, in un mondo che, come dice il poeta, è una gabbia di matti "che fa ridere e piangere insieme". E dunque, allegro, sì, ma non troppo. Non possiamo separarci dalla nostra ombra: la condizione umana è questa e va accettata così com’è. Per cui il poeta, in là con gli anni e non privo di acciacchi, può rivolgere alla vita e, nello spirito di san Francesco, anche alla morte, il suo fermo e liturgico amen.
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