"Da un labirinto si esce solo per trapassare a un altro labirinto" scrisse Manganelli a commento della Mitobiografia di Ernst Bernhard. Questo inanellarsi delle esperienze, che a Manganelli spesso piacque, era stato in qualche modo suggerito dal mitico Bernhard. Dopo questo Ur-viaggio africano trapassò ad altri golosi viaggi, ormai esperto, meno commosso, ma sempre mitopoietico. Nel 1970 si era creata all'improvviso una catena di casi che alla fine lo inchiodò, riluttante, a quel mutamento drammatico, quasi un cambiamento di specie. Dalla simpatica ma anche umile condizione di scrittore sempre in poltrona, o sdraiato a letto dove passava pomeriggi con la matita in mano a leggere il libro preferito, trapassò di colpo a scrittore in cammino per il mondo. Occhio prensile che fissa mentalmente paesaggi e architetture - mai con la macchina fotografica - palato che gusta esotismi vari, naso che annusa incensi in chiese sparse ovunque. Se il motore primo era stato l'iperuranio Bernhard, la sua longa mano terrena fu Silvana Radogna, sua discepola. Silvana in quegli anni era sposata con Carlo Castaldi, dirigente fantasioso e munifico di Bonifica, una società multinazionale per cui progettò di tracciare una strada lungo la costa dell'Africa Orientale, dal Cairo a Dar es Salam, la Transafricana 1 (in breve TA1)... Postfazione di Viola Papetti.
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