Il termine «abuso» è un termine cluster per esprimere un rischio fondato: che ogni relazione asimmetrica possa trasformarsi in una relazione di prevaricazione a livello di potere, di coscienza, di violazione dell’intimo spazio del rapporto con Dio. La scoperta della presenza di questa realtà nella Chiesa cattolica ha sconvolto i fedeli e la società civile. L’ampiezza del fenomeno, inoltre, ha implicato la presa di coscienza dolorosa che la problematica non riguardi solo casi isolati ma sia una situazione endemica. Per affrontare in modo efficace questa realtà è necessaria una strategia sinergica transdisciplinare, cioè che tenga congiunte la riflessione teologica ed ecclesiale, il ripensamento della pastorale, il riordino canonistico, lo sguardo psicologico, il coraggio della denuncia e la collaborazione con la giustizia civile. Tutto questo a partire dall’ascolto e dall’attenzione nei confronti delle vittime, le cui vite sono state distrutte proprio da coloro che avrebbero dovuto essere il tramite dell’amore e della vita di Dio. Da qui emerge la necessità di un cambiamento di rotta della Chiesa e l’urgenza incontrovertibile di un radicale ripensamento nella formazione del clero e nella crescita di una cultura della prevenzione che coinvolga tutto il popolo di Dio.
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