Il fallimento dei sostituti secolari della religione nel Novecento ha avuto l’effetto di un trauma, azzerando la possibilità di pensare alternative al pensiero unico. Il trionfo del neoliberismo e la fine della guerra fredda hanno ingenerato la convinzione triviale e ideologica che la storia fosse finita. Alla fine, il globalismo finanziario ha prodotto il caos. Il nichilismo vige, ma non funziona, lasciando un grande vuoto di senso e la percezione di una crisi la cui natura è ormai, in modo conclamato, antropologica. Anche l’ordinamento giuridico italiano ha pagato un prezzo, subendo una radicale spoliticizzazione in nome del vincolo esterno tecnocratico, che ha implicato di fatto una progressiva disattivazione della nostra Costituzione, soprattutto del suo nucleo sociale e lavorista. Occorre una riflessione radicale, non appiattita sui luoghi comuni imperanti. Gramsci è una chiave preziosa, quale non giurista che ha pensato il nesso diritto-egemonia con peculiare acutezza, ma anche quale stella polare per un pensiero profondo e un impegno civile autentico.
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