Il volume discute il carattere eccentrico dell’opera di Antonin Artaud all’interno della storia del pensiero, mostrando come il percorso da lui costruito non ambisca a costituire l’ennesima teoria della conoscenza, ma esprima semmai un movimento à rebours; tale contromovimento non mira a ordinare la realtà secondo una determinata struttura, puntando a smascherare, piuttosto, con verve genealogica e archeologica, molto simile a quella che anima un Nietzsche o un Foucault, i malfunzionamenti della società, della cultura, della vita e spogliando la realtà di tutta quella mole di stratificazioni fatta di abitudini, luoghi comuni, principi, concetti, ma anche di regole e costumi. In questo contesto, centrale è la figura del “pesa-nervi”, che annuncia una soggettività rinnovata, insieme centrifuga e centripeta, disseminata di punti d’arresto, vuoti, buchi, ma anche di ri-partenze, una soggettività processuale, non solo perché in perenne divenire, ma proprio perché intimamente coinvolta negli infiniti processi fisiologici dell’organismo.
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